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IL CLOCHARD DI MAZARA



Sarà in scena al T di Marco Maltauro dal 17 al 19 e dal 24 al 26 novembre, OMU CANI, monologo teatrale scritto, diretto ed interpretato da Davide Dolores; musiche originali di Riccardo Russo. Il racconto di un personaggio unico e misterioso di Mazara del Vallo, in un testo che intreccia dialoghi e considerazioni sull’identità e sullo statuto dello straniero - o dell’ospite, riflessioni che conducono alle cronache del nostro tempo.

Una vicenda intrigante e coinvolgente. Un monologo ricchissimo di riflessioni: la solitudine del protagonista, venuto da fuori, una passione che consola, inattesa; le inquietudini di un vissuto che pur alimentano il dipanarsi della vicenda. Davide Dolores riscopre la figura di Omu Cani, una storia vera che ancora oggi, a distanza di molti anni, suscita grandissima curiosità e lascia aperti numerosi spiragli.
All’inizio del 1940 compare a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, un misterioso clochard che nessuno conosce. Vive randagio per la città, ed è per questo motivo che gli abitanti prendono a chiamarlo “omucani”, uomo cane. Questo personaggio, tuttavia, non è un mendicante qualunque perché ha modi e atteggiamenti di una dignità che lo distingue dagli altri che come lui hanno deciso di allontanarsi dalla società. Inoltre, a quanto pare, parla un italiano perfetto ed è molto abile in matematica. Pochi anni prima, nel 1938, il grande fisico nucleare catanese Ettore Majorana era scomparso misteriosamente sul traghetto che da Palermo lo stava riportando a Napoli. A Mazara del Vallo iniziano così a circolare voci sempre più insistenti sulla vera identità dell’omucani. Pur partendo da questa e da altre incredibili coincidenze, il monologo che metto in scena non vuole indagare una vicenda storica che è stata già chiarita ufficialmente dagli inquirenti. L’obiettivo è piuttosto quello di far conoscere la gura dell’omucani nella sua capacità di osservare il mondo da un punto di vista diverso, alternativo (esattamente come Ettore Majorana), vivendo da cane ma senza perdere mai la sua umanità. Anzi, forse vivendo da cane proprio per riscoprirla, l’umanità, ancor di più in tempi come questi in cui i “diversi”, gli “sconosciuti” provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente vengono a bussare alle porte dell’Europa. Un monologo di narrazione che muovendo da una storia particolare, vissuta da una città, Mazara del Vallo, a con ni dell’Europa ma al centro del Mediterraneo, cerca di invitare ad una riflessione di respiro universale. – Davide Dolores Non c’è probabilmente soggetto teatrale più interessante della gura di Tommaso Lipari che sembra interpretare in modo quanto mai compiuto la nota ambivalenza pirandelliana di persona/personaggio, ovvero l’ambiguità identitaria dell’essere uno, nessuno e centomila. Tanto più densa e significativa è la chiave di lettura del monologo se si considera che il protagonista incarna il ruolo per eccellenza dello straniero, immagine liminare dell’alterità che offre al “noi” uno specchio di ciò che non siamo e per questo stentiamo a riconoscere per no nella dimensione umana, e tuttavia nello stesso tempo è oggetto non solo di ripulsa ma anche di fascinazione, di suggestione, di compassione, e paradossalmente di sacro rispetto. Intorno al parallelismo con la personalità dello scienziato Majorana, Dolores ha costruito un gioco dialettico e drammaturgico che muove alla riflessione sul relativismo dei punti di vista, sul pluralismo in cui è possibile articolare i modi di vivere e di pensare. Dall’alto della scienza al basso della vita quotidiana la radicalità delle scelte e l’eterodossia degli accadimenti biografici ci legano il clochard e il fisico nucleare in un unico comune destino declinato nel mito. Da qui la s da lanciata da chi occupa apertamente e ostensibilmente il luogo della differenza, sia esso straniero o semplicemente diverso. Da qui l’invito proposto dal regista di porsi al posto suo, di uscire dalla propria identità – come è nello statuto dell’attore teatrale – per assumere la lezione di provare a pensarsi e a farsi altro da se stesso. Una lezione quanto mai attuale, nell’orizzonte delle migrazioni contemporanee, che nel metterci di fronte al dilemma della strutturale opposizione hostis/hospes: nemico/ospite, in realtà sembra suggerirci che lo straniero comincia quando insorge la coscienza della mia differenza e finisce quando vi riconosciamo la faccia nascosta della nostra stessa identità, quando ammettiamo che siamo tutti stranieri. Proprio come l’esperienza esemplare di Tommaso Lipari ha probabilmente insegnato a quei mazaresi che – come lui se pure in modi diversi da lui – hanno abitato la stessa città. – Tonino Cusumano
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IL T di Marco Maltauro
Via Bernardino Passeri 9, Roma
17|18|19 e 24|25|26 novembre 2017
OMU CANI
monologo teatrale di e con Davide Dolores
Scritto, diretto e interpretato da: Davide Dolores
Musiche originali di: Riccardo Russo
Sonorizzazioni: Salvino Martinciglio
Consulenza storica e drammaturgica: Pippo Dolores
Disegno luci: Davide Dolores, Clara Stocchero
Fotodi scena: Lina Padovan

 
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