DISTAMPA - Agenzia Giornalistica Nazionale Quotidiana
  NOTIZIE     
 
RUBRICHE

MACHINA
di Giacomo Carioti


FATEMELO DIRE
di Maurizio Liverani


VISTI DI PUNTA
di Federico Bernardini


OPINIONE PUBBLICA
di Berto De Grossi


RIMBALZO ANOMALO
di Mino Romano


GALLERIA COLONNA
 


PETI' PETO'
 


IL PIRAMIDONE
 


IRONIA DELLE SARTE
 


CORNICE APERTA
 


KIKI
 


 
 
FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



LA PARODIA DI UN AUTENTICO LEADER

Ogni uomo politico ha i suoi difetti e le sue virtù. Il candidato premier del M5s Luigi Di Maio è un improvvisatore, ma, rispetto ai suoi correligionari, è capace di un rendimento continuo. Presentandosi alla trasmissione condotta da Giovanni Floris si è, politicamente, rotto il collo. Paladino di una alta forma (quindi falsa) di moralità, si è augurato che a Silvio Berlusconi non sia concesso candidarsi alle prossime elezioni. A chi gli chiedeva se anche a Virginia Raggi, uncinata dalla giustizia per un reato che la renderebbe inabile a reggere la municipalità della Capitale, nel caso di condanna sarebbe valsa la “formula” Berlusconi, cioè la ineleggibilità forzata, ha risposto come una macchietta che “va” tanto: quella del coatto della politica. Improvvisamente, dal rango di notabile, di individualità “in fieri”, è passato al rango di furbastro. Nella nostra politica dove tutto è tuono e niente significato, Di Maio ha tradito una sorta di fragilità nervosa dimostrando una capacità dialettica di corto respiro. Il sublime concetto secondo il quale i pentastellati sarebbero chiamati al potere per ripulire, alla maniera del tergicristallo, il Paese, si è sgretolato come un castello di sabbia. Comportandosi come un mammasantissima, ha rivelato che anche i grillini gestiscono una funzione intimidatoria contro gli avversari, ma tollerante verso se stessi. La fanfara del movimento si è subito sfiatata, disvelando il vero volto: una forma di totalitarismo perfezionato che ricorre ai diktat e alle giravolte. Niente da fare, lo “zoccolo duro” dei pentastellalti è guidato sottobanco da un potere economico e finanziario di serie B. E' un movimento vischioso, gradito alla Lega, a FI e, soprattutto, al Pd perché consente a queste formazioni di collaborare unitariamente per cancellarlo. Il lupo grillino non è gradito. La consegna dei vecchi lupi è di mandarlo in frantumi. Il nostro Parlamento continuerà a essere la cuccagna dei politici “illustri” perché il mito ambiguo della ereditarietà dei soliti noti sopravviva. Di Maio si è reso conto che la personalità paffuta e ridente della vecchia guardia renderà presto un fiocco di schiuma in un gran vento il M5s. Non sarà mai una gran dama della politica, ma potrà permettersi il lusso di recitare la parte dell'”uomo contro”. L'invidiabile supremazia dei poteri forti è certificata dalla stampa e dalla televisione che hanno voltato le spalle al popolo creato dal compianto Casaleggio, il quale era riuscito a portare il travaglio degli italiani a un livello molto alto. Chi ha ereditato il mestolo del movimento è trattato con un rispetto che somiglia a una forma di compatimento.

Maurizio Liverani

 
ORARIO

Administrator
Login
Password
Memorizza i tuoi dati:



 
 © AspNuke 
Contattami
Tutto il materiale è di proprietà degli aventi diritto. Vietata la riproduzione e pubblicazione senza permesso.
Realizzato con ASP-Nuke 2.0.7
Questa pagina è stata eseguita in 0,015625secondi.
Versione stampabile Versione stampabile