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Beatrice Cenci, Benvenuto Cellini, Giordano Bruno

Giovedì 31 agosto 2017
Michela Murgia - Beatrice Cenci
L’autrice ha cercato sempre di raccontare realtà scomode, facendo uso dello strumento letterario per mettere a fuoco racconti complessi sempre ancorati alla realtà. Non a caso il suo esordio con Il mondo deve sapere gettava uno sguardo sul mondo dei call center, trasformato in un film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Legata alla sua terra, la Sardegna che ha descritto attraverso il Blog Il mio Sinis e diversi scritti, e proprio da questo stretto rapporto con le sue origini trae spunto per il suo romanzo Accabadora, dove cerca le radici di certe antiche tradizioni, toccando temi scottanti come l’eutanasia . Ma è evidente una sua attenzione alle tematiche relative alle donne e soprattutto alle violenze che queste spesso subiscono, come è evidente grazie al libro scritto insieme a Loredana Lipperini L’ho uccisa perché l’amavo. Falso! E’ ora anche un volto noto della televisione grazie alle sue recensioni (e alle sue stroncature) letterarie per la trasmissione di Rai3 Quante storie. Non poteva dunque che essere lei a raccontare una delle vicende più fosche del Cinquecento romano, la storia di quella giovanissima nobildonna sottoposta dal padre, dissoluto e violento, ad ogni forma di angheria, a partire dalla reclusione della ragazza in un castello lontano dalla città affinchè non potesse neppure lontanamente immaginare di sposarsi, risolvendo in questo modo il problema di doverle dare una dote. Esasperata dalla violenza dell’uomo che spesso abusava di lei sessualmente Beatrice partecipa insieme alla matrigna e ai fratelli alla congiura che porterà alla barbara trucidazione del padre. Verrà per questo incarcerata a Castel Sant’Angelo e sottoposta ad atroci torture per essere poi condannata alla decapitazione, cosa che avvenne davanti all’ edificio l’11 settembre del 1599 con un gran raduno di popolo e la presenza dello stesso Caravaggio, in un momento tragico che segnerà per sempre la storia della città, tanto da far credere che ogni anno in quel giorno sul ponte antistante si manifesti il fantasma della giovane donna.
Domenica 3 settembre 2017
Stefano Benni - Benvenuto Cellini
Sarà lo sguardo arguto e sottile di Stefano Benni a ricostruire la vicenda che lega la figura di Benvenuto Cellini a Castel Sant’Angelo. Proprio perché Stefano Benni ama mescolare tonalità espressive differenti, figure concrete e figure di sogno, fondendo tutto grazie alla sua lingua sempre originale, modulata su una gamma infinita di registri. Così è anche nell’ultimo libro dello scrittore toscano, Prendiluna, dove appaiono fantasmi, angeli e matti o gatte poetesse, con una fantasia infinita che gioca in controluce immagini e spettri della nostra più concreta quotidianità. Elementi che ci hanno fatto amare Benni nelle sue tante vesti di scrittore, sceneggiatore drammaturgo, fin da quei primi racconti di Bar Sport del 1976, anno a partire dal quale si inanella una lunga serie di pubblicazioni che ne hanno fatto crescere progressivamente un forte legame con un vastissimo pubblico. Ed è necessario uno sguardo come il suo, capace di individuare angolature diverse, per narrare la vita movimentata di uno dei più grandi artisti del Cinquecento, Benvenuto Cellini, capace di creare oggetti di raffinatezza infinita nei quali trova forma il miglior gusto dell’epoca come la saliera realizzata per Francesco I o opere d’arte sublimi come il Perseo, mentre nella vita è un personaggio collerico e violento, continuamente in fuga, coinvolto in risse e in numerose azioni delittuose. Il Castello lo ospita in due occasioni diametralmente opposte. Nella prima, nel 1527, Cellini difende strenuamente le sue mura insieme al papa Clemente VII contro gli assalti dei lanzichenecchi di Carlo V, mentre dieci anni dopo, accusato di furti perpetrati proprio durante quei giorni di battaglia, l’artista verrà rinchiuso nelle celle del maniero. Il fine cesellatore ci ha lasciato una sua dettagliata biografia, raccontandoci dettagli della sua burrascosa esistenza, e a questa attingerà Benni nel corso della serata. Proprio da quelle pagine veniamo a conoscenza della sua fuga dal Castello, realizzata con delle lenzuola tagliate e intrecciate e con la sostituzione dei chiodi delle porte con altri di cera da lui fabbricati con arte. L’avventurosa fuga però non durerà molto, e ben presto Benvenuto si ritroverà di nuovo in prigionia sui bordi del Tevere, dove resterà fino al 1539, anno della sua scarcerazione. In quella che si crede ancor oggi essere stata la cella che lo ha ospitato qualcuno riconosce in una macchia sul muro i resti di un suo disegno.
Domenica 10 settembre 2017
Marco Malvaldi - Giordano Bruno
Chissà cosa direbbero i vecchietti del BarLume, tra una briscola e l’altra, delle fosche vicende del filosofo e pensatore campano. Già Perché Malvaldi si è imposto all’attenzione dei lettori dipanando le trame gialle dei suoi romanzi intorno al tavolino di un bar di una cittadina della provincia pisana, intorno al quale appunto prendono posto un gruppo di simpatici e sfaccendati pensionati, curiosi, ficcanaso per quanto inconcludenti. E proprio da quei racconti è stata tratta la serie televisiva intitolata appunto I delitti del BarLume, Ma gli interessi di questo autore non si fermano alle piccole e grandi storie della provincia in cui è nato e vive tutt’ora. Malvaldi ha anche dedicato un volume al grande teorico della cucina nazionale Odore di chiuso, un giallo con al centro proprio Pellegrino Artusi. A lui il compito di ricostruire le complesse vicende dell’esistenza di Giordano Bruno, una delle più importanti figure che aprono il nuovo panorama di riflessione del Seicento.
Proprio il 17 febbraio di quell’anno il monaco viene arso vivo a Roma in Campo de’fiori, nel luogo in cui oggi sorge la sua statua dall’aria cupa e accigliata, dopo essere stato detenuto a Castel Sant’Angelo. L’accusa è quella di eresia, perché le sue troppo originali posizioni rispetto ai dogmi ecclesiastici, le complesse idee di un Dio “uno e infinito” e le sue simpatie copernicane non sono molto gradite all’ortodossia vaticana.

 
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