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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



LE COSCIENZE SONO VUOTE

Nel persistente e innocuo, oltre che inutile, conflitto delle idee siamo arrivati al punto di rimanere fedeli a una causa partendo dalla premessa che l'avversario non cessa di esserci antipatico. I politici che non possiamo soffrire cerchiamo subito di renderli sospetti, anche quelli già passati nell'al di là. Prendiamo ad esempio Aldo Moro, uomo probo, cattolico provetto, che con una sua invenzione, nota come il “lodo Moro”, sarebbe l'involontario responsabile dell'esplosione avvenuta alla stazione di Bologna producendo molti morti e molti feriti. Questo “lodo” aveva il fine di consentire ai palestinesi di attraversare l'Italia senza sottoporsi ad alcun controllo. Una giornata d'agosto, una valigia contenente esplosivo saltò in aria, probabilmente all'insaputa di chi l'aveva deposta in quell'angolo. I fatti sono noti, la responsabilità, secondo consuetudine “democratica”, fu fatta risalire al ricorrente fascismo, utile in queste occasioni. Il tempo ha dimostrato che questa versione era pura e semplice menzogna. Rivelare che fu il caso a produrre questa strage non si può: si dovrebbe vincere la pigrizia che tiene in piedi una situazione conosciuta, invece, dai bolognesi. A ogni ricorrenza una certa folla, sempre più esigua, si raccoglie alla stazione, ma con poche bandiere; con cipiglio ardente il presidente della commissione chiede a gran voce che sia fatta luce sull'episodio. E' questa una delle verità tra le tante che non verrà mai rivelata per ragioni di opportunità o di cinismo. Ricordiamo l'episodio per dovere di cronaca, per ribadire che molti fatti oscuri della storia d'Italia saranno gradualmente ingoiati dall'oblio. Intanto lo spocchioso, di varia provenienza politica, continua a strofinarsi ai poteri forti. L'ex diventa sempre più arrembante continuando a sgambettare, nel nome di Moro, di Dossetti, di Martinazzoli e persino di Andreotti, tra il ceto egemonico. Un'ambizione avida lo sospinge a cercare cariche nella tv e prebende con le sovvenzioni statali; aspreggia gli ex degli altri partiti con il piglio del vivace inquisitore. E' in gran spolvero il crisismo, una sorta di ideologia sopravvissuta alla caduta delle ideologie e che consente di guadagnare i primi posti nella stampa di destra e di sinistra. In molti casi alcuni nuovi arrampicatori sociali restano ancorati alla “casa madre”, anche se questa è crollata con il terremoto dei dogmi religiosi e politici. Sono gli “assertori del nulla”, i fiancheggiatori del “vacuo” e perciò più “ascoltati” come portavoce dei poteri forti. La persistente nostalgia del “buon tiranno” si sposa in loro a una voluttuosa maldicenza. Ai condottieri della cultura di destra si offre ora il modo di sfogare il gusto esibizionistico della crisi. Lo stesso trattamento privilegiato concesso alla sinistra. Sono pochi quelli che rivelano una spiccata voluttà di restare fuori dai ranghi senza, però, inalberare, per decenza, il piglio degli “sbandati”. Vanno avanti sorretti dal “coraggio della volontà” e dal “pessimismo dell'intelligenza”. Ormai chi è dentro e dentro, chi è fuori è fuori. E poi, diciamola tutta: nei salotti, l'intellettuale in crisi è fuori moda; una moda che forse tornerà.

Maurizio Liverani

 
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