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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



LE PIVE NEL SACCO

Uno degli spettacoli più ameni è stato, per tanti anni, lo strofinarsi dei partiti al cattolicesimo e alla Chiesa. Torrenti di lodi, sì che parrebbe che la differenza degli interessi della Chiesa rimanga affidata in primo luogo ai post-comunisti e non più ai democristiani, i quali si sarebbero comportati molto male. Una grossa porzione della media e ricca borghesia ritiene sul serio che la benevolenza delle autorità ecclesiastiche verso i partiti sia una bella cosa. Il cristianesimo, dicevano i buoni libertini del Seicento, è “une religion de valets”, traduzione: “una religione di domestici”. Non è più così. Questa sottomissione all'obbedienza non c'è più, tanto che un giornale, incurante del ridicolo, titola: “Dio si vergogna del governo”. La riprovazione del Sommo, che avrebbe fatto, secondo i postulati del cristianesimo, l'uomo a sua immagine e somiglianza, è affidata ai vescovi, non ai cardinali che in questo momento non fruiscono di una buona fama grazie alla loro inarrestabile inclinazione alla pedofilia. La Chiesa ha lavorato con tutti i mezzi per mettere in piedi una milizia di laici agli ordini della Curia, che si presenta nelle più varie fogge per aver modo di tenere sotto controllo i governi; per dominare sull'educazione, la stampa e costringere il fedele all'obbedienza. Le conseguenze sono quelle che si conoscono: la Democrazia cristiana nei suoi anni d'oro si è ingrandita a spese di partiti laici; i suoi portabandiera, “fatti a immagine e somiglianza del Creatore”, non hanno resistito alla necessità di collaborare con i partiti atei, i quali, per puro calcolo, si sono convertiti al cattolicesimo. I cattolici di sinistra sono stati cooptati dalla sinistra, furbescamente diventata assertrice della fede. E' nato un vasto schieramento che abbraccia l'elettorato prima diviso in tanti partiti. Quella che sembrava una bella coalizione improvvisamente, attraverso l'organo cattolico l'”Avvenire”, pretendendo di parlare a nome di un Dio, sul quale non è stata fatta ancora alcuna chiarezza, critica aspramente il governo. Il verdetto dell'”Avvenire” era scontato, molto meno quello dei giornali che a esso hanno dato risalto, dandogli un carattere provocatorio, marginalizzando le voci proveniente da altre culture. La gualdrappa cattolica non è servita a nulla poiché molti politici, pur dimostrandosi ossequiosi verso il “nulla divino”, la considerano vecchiume passato di moda. I tremebondi democristiani sono cattolici soltanto di etichetta; l'abitudine alla docilità è stata presa per oro colato dai capi post-comunisti, i soli a pretendere di essere giudicati dalle dichiarazioni mentre tutti gli altri vengono giudicati dai loro atti. Sul piano delle dichiarazioni sono veramente avanzati sulla strada del post-comunismo. Sul piano dell'esperienza non sappiamo ancora nulla tranne che si sono appropriati di tutte le poltrone. La Chiesa ha un'”anima” che perde. Gli “intenditori” non si sono accorti in tempo che anche il loro comunismo come il loro post-comunismo sono un “falso”, tanto da essere indotti a designare a premier quello che credevano una “scartina”; una “scartina” che si è circondata di collaboratori di rango. Paolo Gentiloni si erge come presidente di grande rinomanza; per il momento gode, tra gli italiani, di una vasta stima. I vescovi rimangono con le pive nel sacco.

Maurizio Liverani

 
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