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FA CALDO, GOVERNO LADRO!

La condanna della classe politica non ha in estate, soprattutto con il gran caldo, gli accenti dell’ antiparlamentarismo classico. “Piove, governo ladro!” è l’essenza del qualunquismo. “Fa caldo, governo ladro!” è improponibile, infatti è un’espressione irrintracciabile. Il qualunquista classico non c’è più, è un personaggio che ha finito la sua storia. I contestatori, non essendo riusciti a spezzare il corso di questa democrazia senza demo, perché la democrazia è libertà, trovano ragioni profonde sostenendo il super dittatore Maduro che ha sconquassato il Venezuela. Dietro di lui, cioè sostenendolo, pretendono di rappresentare le ragioni profonde della coscienza collettiva. Per fortuna l’italiano non si fida più di questi leader abilitati alla rivoluzione da ragioni inspiegabili, tenuti a freno dai cospicui vitalizi che lo Stato loro assegna per far “bollire” le coscienze inquiete. Questa presunzione ha consentito a Ennio Flaiano un eccentrico paradosso che abbiamo più volte ricordato, ma nel caso Maduro va rispolverato. Di fronte a un panorama di simboli nell’imminenza di una convulsione rivoluzionaria precisò: “Un imbecille è un imbecille, due imbecilli sono due imbecilli; tre sono tre imbecilli; quattro, cinque, sei, sette sono altrettanti imbecilli; all’otto e al nove, Flaiano si fece esitante e infine ‘sbottò’: dieci imbecilli sono una forza storica”. Ricevette applausi, ma anche il mugugno risentito della grande stampa. Flaiano non voleva dileggiare, rifletteva come i rivoltosi di professione con stipendio mensile, periodicamente, incuranti anche del caldo, fanno sentire le loro invocazioni a una inesistente libertà. Aveva individuato che nel rivoluzionario c’è la mortificazione del merito e del talento, ma una gran voglia di favori politici, come sostiene Panfilo Gentile nel suo introvabile “La democrazia mafiosa”. Per sfuggire a una realtà costantemente cretinizzante Mino Maccari avvertiva: “Se senti aria di progressismo porta subito la mano al portafoglio”. Siamo giunti alle estreme conseguenze di questa insensata, irragionevole politica; potremo consolarci dicendo che con Flaiano, Maccari e Gentile lo sapevamo. L’elettore emigra in un altrove che poi non è altro che una forma di sinistra-centro, praticata, in questo momento, da Paolo Gentiloni con magistero sommo. Si limita a cercare la collaborazione dimostrando che le varie fazioni, continuandosi a combattersi, rischiano di danneggiarsi reciprocamente. Come predicava Togliatti: la politica non è che la fusione dei singoli egoismi a tutto vantaggio del partito egemone. Silvio Berlusconi questo pericolo lo avverte; se si decide a correrlo è perché i sondaggi danno la destra vincente. E tutti sarebbero ben lieti di traslocare tra i berlusconiani.
Maurizio Liverani

 
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