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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



INGIUSTO OBLIO

La grande disaffezione degli italiani per la politica fatalmente doveva produrre una vasta desistenza alla lettura dei quotidiani. Puntuale l’allarme e l’invito rivolto da penne specifiche interessate alla politica politicante (senza la quale non avrebbero vita) agli italiani di tornare all’ovile della carta stampata. Siamo alla grande sindrome, alla menopausa dell’informazione scritta nella maniera tradizionale, con poche personalità, affidata a funzionari. Un lettore si rivolge a Lilli Gruber nel supplemento “7” del “Corriere della Sera”, preoccupato, ma in parte anche lieto che questa flessione inarrestabile del giornalismo tradizionale vada a vantaggio di quello elettronico. La titolare della rubrica replica che presto i fogli quotidiani riprenderanno il volo e verrà messa la mordacchia di una simil-censura ai sistemi on-line. Il nuovo orientamento dei lettori è una iper-reazione nervosa, non “qualunquistica”, bensì di carattere morale. Si cerca di rimuovere questa ostilità con appelli appassionati, ma il rigetto è profondo e molti partiti che orientano i giornali possono essere messi in stato di accusa. Ora che sono affiorate le magagne di tutti i politici, ma soprattutto con il sospetto, ormai certezza, che non ci siano personalità capaci di arrestare questa corsa alla rovina della democrazia e alla decomposizione dello Stato, ecco spuntare l’”alza e cammina” degli spenti mandriani del giornalismo. Indro Montanelli è stato un animatore, come lo è stato Enzo Bettiza; con loro non era necessario ricorrere a inviti alla lettura e alla partecipazione. Con una scrittrice del valore di Camilla Cederna, la più dotata giornalista italiana, il lettore si sentiva appoggiato nelle sue scelte e la desistenza non sarebbe mai diventata un partito vincente. Mai il prestigio del giornalismo politico alla Cederna è stato meglio fotografato da Sainte-Beuve, il quale, riferendosi al “napoleonismo letterario” dell’ottocento, scriveva: “L’attività prima di tutto! Date molte battaglie a dritto e a rovescio, magari a costo di perdere. Alla fine, le battaglie perse vi saranno considerate come altrettante battaglie vinte”. Per diventare una grande dama del giornalismo politico, Camilla Cederna non si sottomise a nessun potere, al pari del fratello Antonio. E’ assai riprovevole che il suo nome sia stato accantonato per dare maggiore prestigio a giornaliste e scrittrici di minor valore. Il famoso caso Pinelli fu affrontato senza timori da Camilla segnalando l’odio continuo che inquinava il Paese. Nel suo argomentare c’è la condanna di quei “giorni dell’ira”, mentre in altre giornaliste, ritenute famose, c’è la nostalgia di quei giorni con contrapposizioni schematiche di odio. E l’italiano dice: “non ci sto”.

Maurizio Liverani

 
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