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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



LE VIRTU’ SONO VIZI CAMUFFATI

Il matrimonio fa dispetti all’amore, l’adulterio rinsalda i matrimoni grazie al pentimento e al perdono. C’è di più: l’adulterio può essere messo d’accordo con la fede cristiana. La pietra dello scandalo è il divorzio, non l’infedeltà. Eminenti teologi leggono nell’adulterio il senso del divino; la lampada del peccato si accende, la trascendenza incalza il peccatore e la peccatrice e li riconduce all’ovile domestico. “Oscurare” il peccato nel gioco erotico è di intralcio alla visione divina. In uomini di alto rango si trovano spesso grandi adulteri. Il peccato è accompagnato per lungo tempo dall’afflizione causata dal senso di colpa. Tutti sappiamo com’è tediosa una coscienza che rimorde, e soprattutto dopo un conclave sessuale. Il penoso vuoto della noia che spesso attanaglia la vita di coppia può essere riempito periodicamente dall’adulterio senza compromettere il matrimonio. La legittima unione ne trae spesso vantaggio, ma uno dei maggiori doni della vita è pur sempre la trasgressione; la più “innocua” è l’infedeltà. E’ facilmente accessibile e arreca meno danno alla società. Per il cattolicesimo il tradimento è una cosa condannabile; crea il desiderio di tradire per poi pentirsi, al confessionale, e rientrare in casa redenti. E’ facile spiegare l’infatuazione per l’adulterio regnante in Italia, mentre declina quella per il divorzio. Divorzio che paradossalmente si traduce in esaltazione e propaganda della trasgressione coniugale. L’intenzione dei filosofi della morale è sempre quella di conservare anche i grandi peccatori, sino ai gay, nei confini della Chiesa. La pedofilia trionfa nelle grandi cattedrali e non è riprovata dalle autorità ecclesiastiche; è però condannata dai tribunali civili. L’egualizzazione tra i sessi ha eliminato la sperequazione delle relazioni adulterine. Anche in questo campo –stando ai sondaggi- le donne stanno attuando il sorpasso. Il loro desiderio sessuale è più intenso e più duraturo di quello dell’uomo. Si è tornati ai tempi di Epicuro quando maschi e femmine approfittavano della massima –epicurea, appunto- incitando ad andare alla ricerca più o meno di raffinati piaceri. L’imprevedibile curiosità sessuale delle donna moderna conferma la riflessione di Ovidio. “E’ casta colei che da nessuno fu richiesta di favori”. Nell’interesse del peccato si salvi il matrimonio. Pecchi lui, pecchi lei, si trasgredisca con il corpo mostrando, come dice Dante, “Ciò che in camera si puote”. Per rinvigorire il peccato e il senso di colpa ci vuole però un irrobustimento della Fede. Accanto al “Deus ex machina” deve riprendere vigore il “Diavolus ex machina”.

Maurizio Liverani

 
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