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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



L'ONDA SI INFRANGE SU BRUNETTA

Ora che non hanno più un'ideologia, gli ex di destra e di sinistra hanno naturalmente soltanto ambizioni. I loro notabili si fanno una guerra aspra; più delle sorti del partito i capi in erba si preoccupano che dalle loro fila non esca un Bonaparte. Come nelle vecchie Dc (sono sempre tante e troppe) si può al massimo porsi alla testa di una “corrente”. Le correnti tendono a moltiplicarsi per impedire il coagulo del partito del quale un uomo, tipo Matteo Renzi, possa approfittarne. Attuale premier per procura è Paolo Gentiloni. Al suo nome, noti giornalisti fanno seguire, chiuse tra due virgolette, l'esortazione “forza”. Disintegrandosi il partito, liquefacendosi l'autorità dei piccoli gaulaiter, affinché il Pd non si riduca in vuoto nullificante meglio Gentiloni che un Orlando o un Speranza. Gentiloni non vuole essere classificato tra gli uomini politici superiori destinati a rigenerare la politica italiana. Le penne specifiche, non potendolo attaccare direttamente, sanzionano che l'Italia è un Paese vassallo. Agli occhi degli alleati, secondo alcuni polemisti, l'Italia appare come una sorta di ranocchio saltatore che, guizzando qua e là, finisce sempre nello stesso stagno. I leader ritenuti di statura superiore hanno sviluppatissimo il bernoccolo del trasformismo. Lo applicano persino quando se ne potrebbe fare a meno, pretendendo di essere più machiavellici che fregoleschi. Abbiamo un Parlamento di saltafossi. Il trasformismo è una droga che ha spento il senso morale; per questo i vari ex, praticandolo, lo incoraggiano in tutti i partiti. Qualcuno non riesce ed è lasciato, da destra e sinistra, a galleggiare in uno stagno come Ofelia. Partito come un comandante in seconda, Gentiloni oggi è l'ago della bilancia. I grillini al suo posto vorrebbero Matteo Renzi; impreparati a lottare contro la propria inferiorità di rango, molti di loro hanno portato la loro fragrante insipienza nel video in trasmissioni come “In onda”. I due conduttori rientrano nella shakesperiana definizione “le zucche vuote fanno più rumore”. Hanno invitato Silvio Berlusconi il quale, con signorile distacco, ha disquisito su tutti i problemi per, inaspettatamente, aprire una parentesi antigrillina, definendo i cinquestelle incapaci senza cultura, boriosi, per poi lodarli per qualità assurde che sanno scopertamente di presa in giro. In un'altra puntata, personaggio centrale Renato Brunetta che i due conduttori si illudevano di spellare. Brunetta è uno strano personaggio che ha la statura di un politico di razza; svetta alla ribalta dopo aver educatamente risposto irridendo la trappola che gli volevano tendere per farlo passare grillineggiante. Preso da un soprassalto di ironia ha fatto saltare l'intento con uno sberleffo divertente che ha avuto l'effetto di spegnere rapidamente la trasmissione. Tutto questo ci ricorda un aforisma di Malraux: “In ogni maggioranza di imbecilli si annida sempre un intelligente”.

Maurizio Liverani

 
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