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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



COM'E' DIFFICILE ESSERE LIBERI

“Contestano Giuliano? Vogliono usarlo per metterci il cappello”, è quanto pensa del caso Pisapia Bruno Tabacci, esperto conoscitore degli uomini. In sostanza, l'ex sindaco di Milano ha deciso di tenersi a debita distanza dai “grulli” della sinistra estrema del Pd che fa capo a Bersani e D'Alema; ne ha registrato la pochezza e la sconclusionatezza. Con Pisapia questa sinistra si illudeva di aver trovato il missile che spinge in alto la già agonizzante formazione. Si è accorto in tempo che di lui avrebbero fatto, in caso di fallimento, un “ramo secco” (per dirla con una celebre frase di Leonida Bissolati). Avendo diagnosticato, di colpo, le disfunzioni della sinistra italiana, il suo cuore è stato marchiato dal fuoco del dubbio che Pier Luigi Bersani, con lui, volesse giocare l'ultima carta per farne un comunista di vecchio stampo. Non si è lasciato soffocare dall'abbraccio di arruffoni che si ispirano a colui che lanciò il grido: “Tutto il potere ai Soviet”. Pisapia non è mai stato comunista né leninista; è, al massimo, un liberal-socialista sui generis per il quale Marx, Lenin e Stalin sono ormai un ingombro, un peso, una seccatura. I principi spietati leninisti non germogliano nel nostro Paese. Anche nella versione ex, non leninista, un comunista non si trova in Italia; dopo i fallimenti diventa, sospinto dalla rabbia, delirante e dogmatico al punto di accusare Matteo Renzi di avere come modello Silvio Berlusconi. Questa esasperazione comica è così diffusa fino a estendersi agli antiberlusconisti grillini che concorrono alla disaffezione crescente degli italiani alla politica. Nel migliore dei casi, a una indifferenza contrariata. C'è solo l'onorevole Speranza il quale, grazie al nome, si illude che per il suo partito ci sia ancora un avvenire; è smanioso di combattere la solita “guerra” destra contro sinistra con pugilati cartacei noiosissimi. Si ritorna sempre all'inizio di questa democrazia che per oltre settant'anni, inneggiando al rinnovamento, non è riuscita a cambiare nulla. Il filosofo francese André Glucksmann ha scritto: “Temo che la destra approfitti della stupidità della sinistra per bearsi della propria stupidità”. Con il suo crudo umorismo Ambrose Bierce nel “Dizionario del diavolo” del 1842 definisce la politica “conflitto di interessi mascherato da lotta tra opposte fazioni”. A Pisapia si chiedeva un comportamento standard conforme a questa asserzione di Bierce con la quale non sarà mai d'accordo. Caratterialmente è più berlusconiano che bersaniano, ma, soprattutto, tiene molto a considerarsi un uomo libero senza lacci né laccetti.

Maurizio Liverani

 
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