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L'IN-BOSCATA PACIFICATRICE

Massimo Gramellini definisce, nel “Corriere della Sera”, l'abbraccio tra l'ex sindaco Pisapia e la sottosegretaria piddina Boschi cordiale. Si sbaglia di netto. Per un abbraccio di Maria Elena Boschi, bella, intelligente e suadente, chi non si adeguerebbe ai suoi ideali politici? L'affascinante aretina dispensa il suo amore per la politica calorosamente avvolgendo con le sue spirali esuberanti amici e nemici. Se l'argomento tollerasse piacevolezze si potrebbe dire che la sinistra piddina affida tutte le sue risorse a questa intelligente ministra. Il suo sinistrismo non è di tipo delirante, dogmatico; è un sinistrismo che lenineggia lanciando sorrisi. Con lei i piddini potrebbero ripromettersi un passaggio lento, quasi inavvertibile dall'emergenza al compromesso storico; il mutamento nei loro programmi potrebbe avvenire quasi al di fuori della volontà degli uomini come un fenomeno naturale di fronte al quale non si può discutere. Giuliano Pisapia, dopo lo strano interludio che lo ha separato dal Pd, grazie alla Boschi e al suo sottinteso “volemose bene”, ha smussato gli urti fragorosi tra le due parti della sinistra e ha lasciato intendere di aver fatto una scelta: quella di andare con il tronco più numeroso del partito. Grazie alla ministra, da riserva si improvvisa “pesce guida” dei dissidenti ansiosi di rientrare nella “grande famiglia”, come direbbe il campione delle frasi fatte D'Alema, del socialismo. Al ravvedimento ha dato il suo contributo, come scrive Gramellini, un “abbraccio nei boschi”. Da mite pontiere, così definito dal giornalista, Pisapia è ora considerato, da una certa sinistra di tradizione stalinista, un politico criminale. Chi non si riconosce in una vita politica soltanto intrisa di odio, vede in questo avvenimento una nuova “uscita di sicurezza” di siloniana memoria. Nel mio saggio “Cinismo al potere” ricordo come Togliatti fosse favorevole, con una noterella suggerita a Italo Calvino dal titolo “Ingegneri e demolitori”, a una politica costruttiva soprattutto in campo intellettuale. E' un merito che il gruppo dirigente delle Botteghe Oscure, formato da ex fascisti, divenuti ferventi staliniani, riuscirono ad arginare con il pretesto di impedire la “riorganizzazione in senso reazionario della cultura italiana”. Il non aver dato ascolto al Migliore ha dato il via all'alleanza tra fascismo nero e fascismo rosso; due dogmi che hanno bisogno, per assecondare la megalomania del Grande Capitale, della coesistenza. Il non voto è una iattura che potrebbe essere superata dal “carpe diem” cui ci esortano gli ”abbracci nei boschi”.

Maurizio Liverani

 
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