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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



IL “LATO B” E' SUPER PARTES

La vasta palude dell'ovvietà è il pane quotidiano dell'informazione. Tengono cattedra in questa estate le nudità femminili. Un po' come quelle donne oneste che sparlano delle dive, una notissima beghina parlamentare ha censurato le donne che in spiaggia e sul video fanno gran mostra del famoso “lato b”. Che cosa sarebbero i programmi sul calcio senza le “monelle del gol”? Il livellamento voluto dai kaiser della televisione non porta più sul video, accanto ai soliti opinionisti, vallette, veline esuberanti di cosce, seni e “messali culambresi” che sono un invito al voyerismo. Tra poco tempo le nuove veline saranno già neglette. La tv italiana sembra animata dal proposito di prolungare sino all'età avanzata le nuove leve dell'informazione affidandola a bravissime giornaliste. I rapidi cambiamenti sopravvenuti stanno condannando i giornalisti in “stato di fermo”. I notiziari frugano nel cesto di facce belle e intelligenti, mentre relegano alle fiction le vamp che non escono mai dal loro aspetto greggio per assumere una forma di protagonista. Ci sono sempre le biondine che hanno scelto, per il successo, di essere sciocchine; l'ingenuità diventa un valore, una specie di ritorno all'adolescenza. Tutte vorrebbero apparire lolite, fanciulle in fiore, tutte ingenuità e maliziosa innocenza. Va detto che la nudità va di moda in periodi di grandi calamità; in periodi recessivi, alla borsa del sex appel la donna “desnuda” “va” molto come nel dopoguerra. Produciamo meno, esportiamo di meno, ma nella riproduzione di dive dotate di rotondità gemelle siamo sempre tra i primi nel mondo. Un tempo importavamo fondoschiena abbinati ai bei volti dal Brasile, dalla Colombia, dalla Russia. Le spiagge rigurgitano di labbra vermiglie, di seni, di fondoschiena che suscitano l'ingordigia come gli imminenti panettoni natalizi. Non si comprende perché il “lato b” debba avere un volto a sinistra, forse per avere un connotato governativo, per sperare nelle magnifiche “sorti progressive”. L'avidità fallica alla vista di queste fanciulle sorprende anche autorevoli giornali londinesi. Di converso, in molti casi se non si è sospettati di omosessualità non si trova sistemazione nei ruoli della celebrità. Questo vale soprattutto nel mondo dell'intrattenimento dove essere gay non ha mai portato danno. Il personaggio del dannato è svanito. Tra gli uomini dello spettacolo basta dichiarare apertamente che a una donna si preferisce il garzone di un fornaio per vedersi ammantato di qualità. A chi censura il “lato b” sia della donna che dell'uomo viene diagnosticato un difetto di illuminazione interiore. Il “lato b” offerto allo sguardo delle moltitudini non è né di destra né di sinistra. Giusta l'espressione che fa parte del paesaggio e a volte sollecita il bollore della nostra allegrezza.

Maurizio Liverani

 
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