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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



LO STARTER DELL'INVASIONE

Si racconta che Ugo La Malfa, segretario del partito repubblicano, quando qualche parlamentare, nell'aula “sorda e grigia”, trattava problemi che non lo interessavano, si rivolgesse al vicino per parlare di cuscinetti a sfera. Questo ricordo torna alla mente sentendo Laura Boldrini infiammarsi sino allo spasimo per lo “ius soli”, provocando nei colleghi una reazione tipica del compianto Ugo La Malfa. Questa legge consiste nel distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica dai veri problemi che angustiano il Paese. Sa bene, la presidente della Camera, che questa storia di concedere la cittadinanza a chi è nato in Italia non importa quasi a nessuno. Soprattutto quando milioni di persone non sanno se dopo ferragosto andranno o no a lavorare. Sulle facce degli italiani si può leggere la formula del nichilismo. In breve, l'indebolimento della coscienza civile è opera dei partiti; di quella religiosa è responsabile papa Francesco che per la prima uscita da leader della fede cattolica si recò a Lampedusa per dare il “benvenuto” ai migranti. Da quel giorno gli sbarchi si sono susseguiti in maniera imponente e il pontefice si è guadagnato la fama di essere lo “starter dell'invasione”. Era apparso simpatico quando a Firenze fece l'elogio di Don Camillo; un'allusione che lasciava intuire che conoscesse l'animo degli italiani. Dopo quei consensi fatti con la sua vocina, grazie a Fernandel e Gino Cervi (foto), credemmo che la Chiesa volesse tornare alle origini della santità, della probità e, soprattutto, della conciliazione. C'eravamo sbagliati. E' un'autorità religiosa di stampo latino; per azzeccare una battuta ne sbaglia almeno quattro. Appartiene idealmente alla congrega dei nostri politici che, se non si sbrigano a rinnovare il concetto di liberazione da questa condizione infelice della nazione, inteso soltanto come tornaconto, debbono affrettarsi ad aggiornarsi. Il pensiero dei nostri politici è troppo retrogrado per una congiuntura così complicata. Parole come “buono”, “morale”, “giusto” vanno ripristinate non perché ci si impegni in un partito politico ma perché ci si appassioni per cause urgenti. Quattro milioni di italiani vivono in uno stato di povertà assoluta; il diciannove per cento di giovani non studia e non lavora; il terrorismo dei piromani rischia di mettere in ginocchio il Paese. Sono problemi così grandi che non possono essere affrontati e risolti da opinionisti, personaggi televisivi e leader politici. La politica, invece di renderci umani, ci incoraggia a diventare intolleranti, ostili verso le istituzioni sino a intossicarci di “fascismo”, dando ai nostalgici la pulsazione di un momento felice, pur di non rassegnarci a essere nichilisti. I disastri di questo secolo in Italia sono prodotti da cattivi governanti, animati dalla “dea cagna” del successo. In questo gran Barnum, Pier Ferdinando Casini ha deciso di situarsi da solo nella storia; scaricato da tutti, ha colto l'occasione per apparire un gran capo in carne e ossa; proponendosi come leader dei moderati fa venire in mente un guerriero galoppante con la durlindana in aria contro un nemico che non si vede. Si è liberato dal timore di non essere più in sintonia con i tempi.

Maurizio Liverani

 
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