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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



ALLEATI CHE NON SI FIDANO

Gli italiani erano stati avvertiti per tempo che per entrare in Europa c'era da pagare un biglietto che conferisse alla disuguaglianza un carattere perentorio. Enzo Biagi negli anni novanta scriveva: “Non ci sarà differenza tra la platea e il loggione”. Una finzione inventata da un manipolo di politici e di industriali senza scrupoli. Nel maggio del 1998, Gore Vidal (foto) se ne uscì sull'Europa con un giudizio al vetriolo: “Si prepara una tirannide su larga scala; prima la moneta comune e in futuro magari la polizia in comune. Il Potere ha per sua stessa natura istinti totalitari”. Il clima di celebrazione del 14 luglio a Parigi, presente Donald Trump accanto al premier Macron, è turbato da quanto sta avvenendo in Italia con l'arrivo di migliaia di migranti. Il disastro che si profila colpisce sia la platea che il loggione, ma fa soltanto il solletico a quei poteri forti -seduti nella barcaccia- che hanno dato l'avvallo alla manovra, complici i sindacati. Il paradiso Europa è buono per i banchieri e i grandi capitani d'industria; segue i dettami dell'efficienza e ostenta una spiccata indifferenza, a mezza strada tra noia e fastidio, per le “lacrime e sangue” prodotte dall'Unione europea. Ora che il “sogno” si è avverato, una verità ci piomba addosso: per quanto possa sembrare inverosimile lo spirito dell'Europa non esiste. Esisteva, vivo, prima della caduta del Muro, “crollato”, ripeteva Vidal, “senza avvertirci”. L'Europa doveva essere l'estremo tentativo del comunismo per salvarsi. L'eurocomunismo non è stato, forse, reso inevitabile, come riconobbe (l'abbiamo ripetuto più volte) Leonardo Sciascia, dal fallimento del comunismo? Il comunismo è fallito prima, molto prima della caduta del Muro perché è stato il tradimento teorizzato del marxismo, come scrisse ne ”La rivoluzione tradita” Leon Trotsky, ucciso in Messico da sicari di Mosca. I comunisti italiani si vergognano di ricordarlo pur di spacciarsi per eredi di un'ideologia che agisce, nei confronti della democrazia, come la carta moschicida nei confronti di un insetto. I commentatori individuano facilmente le ragioni della debolezza, questa sì progressiva, dei post-comunisti e del loro spirito europeo. Nella mancata solidarietà con l'Italia c'è chi non coglie questa sfumatura. Gli eredi di Stalin e di Togliatti non riescono a carpire la fiducia degli altri partner europei e tengono il nostro paese alla porta del mondo occidentale obbedendo a un riflesso “pavloviano”. Il grande interrogativo della Francia, sul quale si lambicca il cervello, è: ci si può fidare dell'Italia? Helmut Kohl, di recente scomparso, prevedeva che, nell'unificazione europea, il comunismo si perdesse. Schroeder prima e oggi, forse, anche la Merkel sono di tutt'altro avviso. Con un governo italiano affidabile, di sicura connotazione democratica, i migranti sarebbero già distribuiti in tutta l'Europa. E' su questo che i commentatori sono reticenti. L'esigenza della verità disturba.

Maurizio Liverani

 
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