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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



L'INTELLIGENZA E' IN FERIE

C'è chi ha definito i giornalisti metà burocrati e metà manovali. Alcuni sono molto bravi nel gettare un sospetto di iniquità sugli avversari politici, altri hanno bisogno di celebrare un capo per credere in se stessi. Rari sono quelli che ammettono di avvilirsi in un ruolo di intriganti. Sono constatazioni suggeriteci dalla trasmissione “In onda” su LA7, condotta da Luca Telese e David Parenzo. Gli invitati hanno in vario modo confermato che nella nostra classe politica c'è una forte propensione verso l'incapacità. Vittorio Feltri, stanco di pontificare, ha ribadito questo concetto e, come un cavallo che ha rotto le redini, usando un linguaggio anche inusuale, ha detto di essere approdato all'indifferenza verso questo mondo di cui fa parte, ma già da qualche tempo estraneo. Dagli altri abbiamo sentito vecchie invettive contro la classe politica, focolaio di odio. Non vale la pena di sacrificarsi per questa politica che, direbbe l'Aretino, “dà mille cordogli per una allegrezza”. Il danno che noi soffriamo, scriveva Alberto Savinio in “Sorte dell'Europa”, “è tutto nella mancanza di uomini di pensiero, ossia di uomini che hanno abituato il proprio cervello a un'attività per lo meno uguale a quella degli altri organi”. Nel mio libro “Buffonismo all'italiana” sostengo che è opportuno ricorrere spesso alle citazioni; per esempio, a Saul Bellow, lo scrittore americano di origine russa, premio Nobel per la letteratura nel 1976. Nel suo saggio “I conti tornano” scrive: “Certe volte mi ritrovo a riflettere sull'economia della militanza. Deve esserci un certo numero di persone con piccole rendite, il cui lavoro consiste nel partecipare alle manifestazioni, nel fare picchetti, nel dare voce alla protesta... Ecco il contenuto quotidiano dei giornali e reti televisive. L'opinione pubblica è sottoposta a continui sondaggi, i politici e i loro consiglieri sono guidati nelle loro strategie dai sondaggi. E questa, diciamo pure, è 'l'azione'... una combinazione di passione e inefficacia”. E' lo stesso, condito di salutari parolacce, pensiero di Feltri. Nel nostro Paese l'intelligenza è ormai declassata a tal punto da essere persino nociva in chi la coltiva. Altra citazione, questa è di Savinio: “L'autorità odia l'intelligenza perché nell'intelligenza sente l'avversario che presto o tardi la vincerà”. E' per questo che molte persone dotate si mettono volontariamente “al bando”. Il discorso si fa amaro quando si legge su “Sorte dell'Europa” che “l'errore degli italiani - errore che precede la data del 1922 e risale alle origini dell'Italia come paese cattolico - l'errore di avere accettato il bene e il male come dogma e come principio posto - e imposto una volta per sempre, e non come qualità da riscoprire e da riesaminare volta per volta: la quale riscoperta, il quale riesame solo l'intelligenza li può fare. Ad altri popoli l'intelligenza è necessaria, all'italiano è 'indispensabile'. All'Italia l'intelligenza è indispensabile 'per ragioni geografiche'... la qualità più agricola che industriale del nostro paese ci costringe a un esercizio continuo molto sottile e insieme molto profondo dell'intelligenza”.

Maurizio Liverani

 
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