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SILVIO IN “POLE-POSITION”

E' da un senso di inutilità che nasce, in politica, la ricerca di un uomo rappresentativo da definire “grande”. Rifiutando l'invito di entrare in politica, Sergio Marchionne ha ringraziato Silvio Berlusconi definendolo un “grande”. I candidati in pectore sanno che più uno si fa imprevedibile più si è disposti a dargli credito. Da quando il presidente di FI mostra un animo dolce e docile non gli va di infierire, come un tempo, sui rivali; ha imboccato la strada del “grande” pur vantandosi di essere uno di noi. E' sempre carico di indulgenza verso le risse politiche, estraneo alle lotte accese. Vide con favore la nomina di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica, precisando: sono affari che non mi riguardano. L'accomodantismo, il tira a campare non contrastano con il suo impegno di leader. E' sempre compassato; e colto da un leggero delirio quando si imbatte nel sorriso di una bella donna; in questi casi somiglia al nordico il quale vede il sole che non ha mai visto. Dietro quell'aria sorniona e sorridentemente dimessa si nasconde una “certa expectatio”, quella speranza che Dante chiama, traducendo dal latino, “attender certo di gloria futura”. Vede di buon occhio il malessere del Pd e Romano Prodi ricondotto a ruolo di “boiardo” di Stato. In questa Italia scettica che non crede né in Dio né in Marx né nei padri della paria né alla morale (oppure in tutto quanto insieme, il che è lo stesso) può ritenersi un “grande”. Con qualche ragione c'è chi vede nelle “larghe intese” la possibilità di Berlusconi di correre, prossimamente, per il Quirinale senza ricorrere all'intrigo lento e complicato. Silvio ha scoperto il piacere di ritenersi estremamente in gamba; se qualcuno glielo chiedesse, “il sacrificio di andare al Quirinale” forse lo farebbe. Da qualche tempo per essere ascritti tra i “grandi” non bisogna uscire dalle catacombe della Resistenza; le grandi virtù carismatiche di cui si deve addobbare il candidato al Colle si riducono al dato anagrafico. Berlusconi non ha una morfologia umbertina; una volta la morfologia, vedi il caso di Sandro Pertini, era più importante dell'ideale che sorreggeva il candidato. Con Silvio avremmo un presidente della Repubblica meno invaghito di sé e più sardonico. Ci vorrà ancora tempo, quando si presenterà l'occasione Silvio sarà “stasato”; un verbo che, per i romani, vuol dire rimuovere otturazioni, sbloccare ingorghi e di schiudere soluzioni verso “destra” e verso “sinistra”. Dalla “trincea” delle opposizioni c'è già chi gli promette, per un futuro ancora lontano, il voto. Lo spogliarello sul capitolo della fine delle ideologie lo imparenta a un famoso attore improvvisamente “apparso alla Madonna”. A chi gli rimproverava la sua indulgente approvazione verso la poesia ermetica che, in privato, tra gli amici disprezzava, un noto critico cinicamente rispose: “Che volete!? Mi portano!”. Questa risposta potrebbe stare benissimo nella bocca del “grande” battezzato da Marchionne.

Maurizio Liverani

 
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