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C'E' SPERANZA NEL SESSO?

Negli anni settanta fecero clamore due casi di voyerismo. In uno era coinvolto il presidente della Regione, sorpreso dalla stampa mentre accompagnava la moglie a casa di un portinaio con il quale lei, presente il marito, si dedicava a delicate lussurie. Fece clamore, nella stessa misura, il caso di un aristocratico che cercava “stalloni” per la consorte nella speranza che lei si limitasse, nel “coniugio” fuori norma, a cercare il piacere senza amore. Quando si accorse che in un incontro la fedifraga su ordinazione metteva anche del sentimento, la uccise per poi suicidarsi. Casi analoghi ce ne sono stati e ce ne saranno sempre. Per dirla con l'Aretino sembra che l'italiano voglia “robe sode” e non petrascherie. Se i pedali della creatività si inceppano, per riprendere slancio Saul Bellow scrisse una commedia dal titolo “C'è speranza nel sesso?”. Nel '96, a mezzanotte Rai3 propose gli “erotic tales”. “Tale” in inglese significa novella, racconto. In una di queste dal titolo “Caramelle” primeggiava una spensierata e dolciona attrice, bravissima nel fare concistorietti sessuali sullo schermo. Confortati nella scelta da Gustave Flaubert nel dare gran risalto ai didietro femminili, i supplementi dei giornali stabiliscono una correlazione tra la linea dei fianchi e una spiccata inclinazione verso l'alta intellettualità. Charlize Theron si aggira sulle copertine quasi fosse una cultrice dei “Ragionamenti” dell'Aretino il quale offre mille versioni delle “sponsarie”: “cordone nell'anello”, “guglia nel coliseo”, “pestello nel mortaio”. E' un tentativo della stampa di recuperare i milioni di lettori perduti. Vedere oggi una bella ragazza con il fondoschiena al vento, già nuda senza i preamboli della svestizione, non crea che una superficiale curiosità; si guardano queste immagini come si guardano in spiaggia passare donne e ragazze dai bei e robusti fianchi. Inevitabile che l'inflazione dell'immagine audace abbia perduto gran parte dell'incanto di un tempo. Con o senza sesso, la stampa sa perdendo prestigio; per giovarsi dell'erotismo dovrebbe ricondurlo al profumo di una delicata poesia. Attori e attrici, invece, ne ragionano come di una cosa pratica, tutt'affatto sprovvista di sentimento. Spogliato della sua aristocrazia, il sesso perde il suo fascino fantastico; quel suo facile polarizzarsi produce un certo tedio foriero di sazietà. I fautori di questa inflazione ci assicurano che un così chiaro e netto regime di sessi sia frutto di una grande schiettezza, di rapporti fra i corpi; ma una tale licenza sembra, al contrario, favorire l'astinenza più fratesca.
Maurizio Liverani

 
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