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ROD STEIGER UMANIZZA MUSSOLINI

Un'occasione favorevole per riaprire il discorso sugli italiani e il fascismo l'ha offerta sere fa LA7 riproponendo il film “Mussolini ultimo atto” (1974) diretto da Carlo Lizzani, con Rod Steiger, Lisa Gastoni, Franco Nero, Lino Capolicchio, Henry Fonda. Sono questi i momenti in cui si misura la vitalità di una informazione libera in un regime democratico in cui possa esercitare interamente la sua funzione. Il silenzio, le stroncature con cui è stato accolto questo bellissimo film testimoniano che siamo ancora in piena censura. Qualcuno vorrebbe, in cuor suo, esprimere alcune riserve, ma non osa perché se lo facesse non sarebbe abbastanza antifascista e dovrebbe rinunciare a una qualifica alla quale, per altro, tiene molto. Il film di Lizzani ha un tono accorato; potrebbe essere il prologo di un esame di coscienza senza arroganza di una classe politica che si proclama alfiere del rinnovamento. L'autocritica sul giudizio preconcetto del mussolinismo è invece vista come una capitolazione ideologica e morale. Da anni sentiamo ripetere che il Paese ha smesso definitivamente con l'odio; il trattamento riservato al film conferma, invece, quello che scrive Emil Cioran: “Non si può vivere se non mentendo e mentendosi”. Ricordo di aver intervistato Rod Steiger il quale mi confidò di aver a lungo studiato la figura di Benito Mussolini e, soprattutto, il suo atteggiamento proprio nei suoi ultimi giorni. Se l'Italia volesse tornare al culto dei suoi eroi, spiegò, dovrebbe mettere tra i suoi spiriti inquieti proprio Mussolini. Interpretando il suo ruolo l'attore americano non è caduto nel trabocchetto dei luoghi comuni. Per tutto il film ha un comportamento chiuso, mostra uno sguardo sofferente; è torturato dal pensiero di essere caduto in una trappola, quella che gli tese Winston Churchill. Steiger mi ricordò di aver letto, per documentarsi, il libro di Leo Longanesi “In piedi e seduti”. Lo colpì l'ultimo capitolo in cui Leo scrive ricordando gli ultimi giorni del Duce: “Addio Italia!... e per giustificare il suo atto si torna a casa a fare i borghesi. Dal fondo del vagone una voce rauca grida: la guerra ora la fanno i tedeschi!”. Il Mussolini che impersona è tormentato dai suoi errori ma, soprattutto, dalla slealtà delle massime autorità religiose. Ha un senso ricordare che Pio XII non volle ricevere la moglie di De Gasperi perché il fondatore della Democrazia cristiana aveva sconfessato il filonazismo del Vaticano. Se non si individuano e non si mettono in risalto le anomalie della nazione Italia, continuerà questa forma di “agonia dell'indistruttibile” che viviamo dal dopoguerra tra soprassalti di nobili impulsi. Tanto per dare corpo a una illusione, Rod Steiger, con la sua sensibilità, ha ritenuto di rendere omaggio al Duce rifacendosi a una sorprendente affermazione di Stalin. Questa: “Con la morte di Mussolini scompare un grande uomo politico cui si deve rimproverare di non aver messo al muro i suoi avversari”.

Maurizio Liverani

 
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