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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



INSIEME… CON SILVIO? MAI!

Chi è stato sindaco come Giuliano Pisapia si riconosce un intrinseco merito. Non si accontenta di ruotare intorno all’astro che sta al vertice del partito; si procura un vertice diverso e ingaggia una partita serrata al grido: “ci sono anch’io”. L’ex sindaco di Milano si giova di uno statuto privilegiato, vuole uno stipendio assicurato, un avanzamento con la prospettiva di entrare nell’orbita del governo. I partiti, sia a destra che a sinistra, cercano, come cani da tartufi, personalità di spicco, presi, come si dice, dalla società civile. Come dire che quella dei partiti non lo è. Pisapia vuole spiccare il volo perché fuori dall’ingranaggio parlamentare sarebbe una pulce; può rappresentare qualcosa se primeggia dentro la staccionata del partito. Nella fitta brughiera dell’apparato piddino c’è chi gli sbarra il passo; nel partito c’è una profonda frattura. E’ stato un grave errore non impedire il suo intervento. Che cosa di tanto dirompente conteneva questo intervento? C’è chi dice contenesse argomenti in linea con quelli che sviluppa la corrente antirenziana; Pisapia è al corrente che nella sinistra si allevano dirigenti di scarso rilievo e che è difficile lanciarli al vertice. Questo accade perché il partito, nell’accezione tradizionale del termine, è un vuoto simulacro. Se un leader parla di questa organizzazione sembra che faccia la pubblicità a un prodotto passato di moda. Nell’intervento letto da Pisapia in piazza Santi Apostoli si avverte che il pretendente alla presidenza del Consiglio si è già condannato alla più piatta ripetitività; è arroccato intorno a un mito che consente nell’elettorato disaffezione verso la politica. Chi lo ascoltava ha ormai chiara l’immagine della formazione ideata da Pier Luigi Bersani. Quella di una organizzazione che mira a perpetuare semplicemente se stessa; che poco si interessa delle necessità della collettività. Pisapia si mette al vertice di una forma associativa dove procurarsi scatti di grado. Dalla sponda opposta di Matteo Renzi arriva un invito a riunificarsi e a sciogliere le righe nel momento in cui l’”Insieme” rivendica la propria identità. I renziani insinuano che Pisapia appartenga al ceppo dei “guidati” dal grande capitale; è l’opposto di colui che “guida”. L’aspirante premier di “Insieme” sarebbe un campione di pantofolismo che cerchi di megalomeggiare. Da apostolo del nuovo è sottoposto a terribili “interrogatori” perché, secondo il Pd di Renzi, vuol soltanto impedire che la sinistra si allei con FI di Silvio Berlusconi.
Maurizio Liverani

 
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