DISTAMPA - Agenzia Giornalistica Nazionale Quotidiana
  NOTIZIE     
 
RUBRICHE

MACHINA
di Giacomo Carioti


FATEMELO DIRE
di Maurizio Liverani


VISTI DI PUNTA
di Federico Bernardini


OPINIONE PUBBLICA
di Berto De Grossi


RIMBALZO ANOMALO
di Mino Romano


GALLERIA COLONNA
 


PETI' PETO'
 


IL PIRAMIDONE
 


IRONIA DELLE SARTE
 


CORNICE APERTA
 


KIKI
 


 
 
FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



QUADRO DESOLANTE

Tutto ciò che resta dei partiti si riduce al vizietto -ereditato dalla Dc- di screditare i suoi uomini. Non è peccato appagare l'invidia in un democristiano costretto a vivere e operare in posizione subalterna. Molti sopravvissuti al naufragio credono ancora di appartenere al partito che fu di De Gasperi, allo scudo crociato come “libertas” ad abbandonarsi alla diffamazione sistematica dei colleghi di ogni parte. Quando Francesco Cossiga, nel 1999, disse che il leader dell'”Ulivo” gli ricordava il Roberspierre degli ultimi giorni, poco prima di essere decapitato il 9 Termidoro del 1794, le più fervide congratulazioni in pubblico, ma soprattutto in privato, le ricevette da esponenti del biancofiore. Oggi, quando il padre di Matteo Renzi è raggiunto da sospetti su un affare intrigato di natura bancaria, riceve rallegramenti dal partito retto dal figlio; compagni ben contenti di alimentare polemiche per essere, in cambio, risparmiati. La magnanimità dei politici dislocati qua e là è tale da lasciarsi maltrattare senza reagire, non perché non abbiano la forza di irrigidirsi di fronte alle accuse; questa condiscendenza nasce dalla connivenza degli stessi con chi sputa loro addosso. Questo accade quando si confonde la causa del Paese con quella dei politicanti. Si è scatenata, nel recinto di Montecitorio, una nuova ondata di polemiche. “Detonatore” è sempre qualcuno accecato dalla sua iattanza, che vuol fare la parte del leone; e per ergersi a protagonista è capace di imporsi una veemenza da far paura. I guasti commessi dai leader diccì, quando erano in auge, sono incalcolabili. La presenza di papà Renzi è per molti piddini motivo di profondo sollazzo anziché di sgomento. Vista dal di fuori la politica sembra essere la terra promessa dell'infelicità e della cupezza. Quella dove la tristezza deve essere maggiormente presente. La politica come agonia è il segno distintivo di ogni personaggio che vuol mettersi in luce, in cambio indolenzisce l'anima dell'elettore. I partiti si stipano di questi delatori, altrimenti il gioco -quello vero che interessa il popolo- non saprebbero come affrontarlo. E' una scelta, questa, programmata che mira a disaffezionare l'elettore dalla politica e fargli rimpiangere la tirannia o addirittura Mussolini. Direte che questo non è il modo di vedere le vicende politiche italiane; che questo è un modo qualunquistico di trattarle. E' vero, dietro ci sono alchimie sottili e anche chiusure. Per trattare da pari a pari con il Pd è riproposta l'insinuazione che può raggiungere lo scandalo. Le liste dei partiti hanno offerto il loro posto a concorrenti di rango insignificante che, spendendo la moneta magica dei demeriti politici, possono vantare sempre un macerante noviziato con l'insinuazione. Il responsabile si sente sublimato di essere stato allevato dal gran capezzolo della politica “sporca” e di aver succhiato da questa teoria, prassi e strategia. Il politico che ha l'”istinto del momento” è quello che si lascia cooptare facilmente da chi vuole che la politica sguazzi nell'acqua sporca, senza esitazioni.

Maurizio Liverani

 
ORARIO

Administrator
Login
Password
Memorizza i tuoi dati:



 
 © AspNuke 
Contattami
Tutto il materiale è di proprietà degli aventi diritto. Vietata la riproduzione e pubblicazione senza permesso.
Realizzato con ASP-Nuke 2.0.7
Questa pagina è stata eseguita in 1,367188E-02secondi.
Versione stampabile Versione stampabile