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L’EUROPA SI LIBERA DELLA POLITICA E DELL’ANTI-POLITICA?

- Emmanuel Macron si è insediato. In pochi giorni ha delineato la squadra di governo formato da “diverse sensibilità politiche”, volti “nuovi”, ma con esperienza, ha assicurato. “Siete i volti nuovi della politica francese”, “quello che rappresentate non è mai esistito nella V Repubblica”. “Abbiamo una responsabilità, e siamo condannati a farcela”, ha dichiarato. Il premier del suo primo governo, Edouard Philippe, ex socialista passato alla destra gollista, uscito dall’Ena, scuola di amministrazione frequentata da Macron e dalla maggioranza della classe politica francese, pensa “al 90% le stesse cose” del neo presidente. La sua nomina rappresenta il superamento della contrapposizione destra-sinistra, per dimostrare che “la classe dirigente è ancora utile”, in Francia e in Europa. Dopo la nomina del premier, Macron è volato a Berlino per proporre alla Merkel (fresca della vittoria alle urne sui socialisti nel Nord Reno - Westfalia che l’ha resa più forte) una possibile correzione dei trattati, una “rifondazione storica dell’Europa e della zona euro” per ricostruire “un’idea sovranazionale”. La Cancelliera, sottolineando inequivocabilmente la supremazia teutonica, ha dichiarato: “Faremo il possibile non solo per sostenere la Francia, ma per forgiare insieme il progetto europeo”. L’asse Parigi-Berlino è stato quindi riconfermato; e si è trovata anche una sintonia sul tema del rafforzamento delle difese commerciali dell’eurozona e sul principio di “reciprocità” con i paesi terzi. E’ chiaro che la vittoria di Macron, ottenuta con un record di astensioni e di schede bianche e con un programma contro i populismi, in difesa delle élites, della Francia e dell’Europa, ha sancito un cambiamento nella continuità. Ha segnato in Francia l’annientamento della classe politica e dei partiti a favore di una “ibrida mescolanza liberal–modernista” che sfocia nella tecnocrazia. La sua squadra di governo è formata principalmente da giovani economisti, aziendalisti della scuola di Strauss Khan, legati anche ai vertici di quella Ue, che, grazie al risultato delle elezioni presidenziali francesi, ha rafforzato la propria direzione politica e visione globale. Ma le elezioni politiche francesi potrebbero riconfermare l’esistenza e la solidità di quei partiti ignorati nelle elezioni presidenziali. Si sa che il ceto medio-basso, più toccato dalla crisi, e le aree vicino alle frontiere hanno infatti votato, al ballottaggio, per Marine Le Pen; se Macron non riuscirà, in tempi brevi, a risolvere il problema del lavoro potrebbe ritrovarsi con un Assemblea Nazionale, con una maggioranza parlamentare avversa. Che cosa potrebbe accadere allora? Per inseguire il sogno di un’Europa finalmente unita a livello istituzionale, la Ue potrebbe progettare di liberarsi definitivamente della politica e dell’anti-politica?

Barbara Soffici

 
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