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L'ANTICRISTO CHE NON FA PAURA

I partiti che occupano indegnamente Montecitorio sembra siano stati colti da un capovolgimento nelle loro convinzioni. Persuasi di voler dare finalmente alla politica italiana un connotato serio e garbato, a volte, senza grande sforzo, adottano con i loro avversari slogan riservati alle personalità più illustri del loro partito. Venivano elencate sull'”Unità” le loro imprese con l'ansia di chi fruga nella boscaglia della genealogia per trovar loro un blasone. Uomo di scatto, di pronta infiammabilità, anni fa, Francesco Cossiga, da Porto Cervo dove si trovava in vacanza, fece sapere di considerare Silvio Berlusconi un “anticristo”, cioè riteneva il Cavaliere un uomo senz'anima che ispirava uno strano timore spirituale. Con quell'aria di ghiaccio, con quell'espressione mummificata che spirava da tutta la sua persona, Cossiga aggiunse: “se fossi in lui, mi piegherei con molta umiltà in me stesso”. Allora c'era la certezza che il picconatore volesse rendere al suo partito un servizio. Passano gli anni, l'alleanza con i comunisti si fa più stretta, i democristiani trattano sottobanco con Forza Italia e non si dedicano più alla coltivazione di vendette. Dall'areopago della nuova collaborazione tra Chiesa e comunisti, Cossiga, che era un po' canaglia ma anche spiritoso, per un compleanno di Silvio da Arcore coniò questa esaltazione: “Evviva il cummenda, baluardo della classe operaia”. Un encomio che un tempo era destinato ai capi illustri del comunismo. I compagni, che prima consideravano Berlusconi un uomo senz'anima, tirarono un sospiro di sollievo. E da quel momento i vip della Democrazia cristiana e del Pci rinfoderarono tutta la loro avversione verso il leader di FI. In via delle Botteghe Oscure si additava FI come “niente di più che Silvio Berlusconi. Se lo togliamo di mezzo con chi facciamo l'inciucio?”. In breve, Berlusconi dall'odore di ghigliottina passò alla venerazione dovuta a un ente supremo, capace di instaurare con il comunismo, che si veniva sempre più ammorbidendo, il regno della virtù. Per non infierire contro Cossiga, si cominciò a dire, soprattutto dopo morto, che era un po' “rustego”, con scatti d'ira e di minaccia, ma sempre pronto a far garrire accanto alla bandiera dell'anticristo la bandiera del “volemose bene”. Dai nemici di Silvio dall'aria luciferina si passò a quelli che sono a un passo dall'amabilità: “con lui si possono dormire sonni tranquilli”. Per Cossiga era un apologeta del potere, un ammiratore incondizionato del successo. Berlusconi ebbe buon gioco nel replicargli che proprio lui, Cossiga, voleva far credere che il lupo comunista è, invece, un buon pastore. In quell'occasione Cossiga aveva giocato la carta dello scavalcamento per portarsi in vetta, ma nel frattempo, da una pseudo opposizione alla sinistra, FI era passata a una sostanziale collaborazione.

Maurizio Liverani

 
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