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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



E' ORA DI SMETTERLA

Chi dice che in Italia non c'è sviluppo? Non c'è giorno senza una nuova formazione politica inutile ma pretenziosa. C'è, poi, un gran via vai da un partito all'altro con sosta breve, ma obbligatoria nel gruppo misto. Alcuni, come i pentastellati, si slanciano con la forza di un tornado, altri lentamente, come lumache lasciano una bavosità, una scia di cose poco chiare. Chi vuole avvolgersi di un alto prestigio chiama questo trasbordo il “cammino della speranza”. Siamo alla grande sindrome, alla menopausa dei partiti senza grandi personalità. C'è chi cerca di riciclare Romano Prodi che i più perfidi sostengono essere “un carciofino sott'olio”. L'ex direttore del “Corriere della Sera”, Ferruccio De Bortoli, si improvvisa, da pensatore occulto, efficace suscitatore di scandali con una semplice allusione verso la ministra Boschi; lo fa con il tono pedante di un politico in cerca di riguadagnare la ribalta, ma senza la spavalda demagogia di certi tromboni della politica. E' bastata una “strofinatura” di insinuazioni per accendere la fiaccola del giustizialismo che arde sempre, pronto a infiammarsi nello scaldino della giustizia italiana. I capiscarichi della magistratura partono da questa premessa: noi tuteliamo una morale e quindi abbiamo più autorevolezza di quei ruderi della politica che mescolano un po' di dottrina sociale con una fioca morale. Si conferma la sensazione che in questa classe politica e giornalistica ben pochi siano tonificati dai sali dell'intelligenza. Domanda: può ancora un elettore dare credito al “suo” giornale che ingigantisce un girino del giornalismo che ha l'ardire di esprimere sospetti incerti su una ministra del governo? Il girino del giornalismo vuole attribuirsi un titolo di merito invocando le dimissioni della piddina presa a bersaglio. Il caso è ancora “sub iudice” quindi è prematuro dare delle sentenze; però questo modo di operare anche nel giornalismo, rifacendosi sempre alla legge, incrementa la profonda disaffezione degli italiani nella politica e nella giustizia, provoca maggiore indifferenza non “qualunquistica” bensì contrariata moralmente. Il rigetto è profondo. Nei giornali c'è allarme; temono che le cosiddette “rese” superino di gran lunga le vendite. In tanta disaffezione, tra tanta “desistenza” si fa largo sempre più il partito del non voto. La maggioranza dei cittadini ha da tempo compreso che i partiti non hanno personalità capaci di arrestare questa corsa alla rovina della democrazia. Si cerca di rimuovere questa commiserazione con inviti alla “partecipazione”. La “desistenza” dal voto è un avvertimento a tutte le formazoni. L'astensione alle urne è una forma corretta, più civile della protesta emotiva. E' l'arroganza, l'errore di giudizio che costringono destra e sinistra a cercarsi. Un altro tipo di salvezza è introvabile.

Maurizio Liverani

 
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