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MACRON C'EST MOI...

“Macron c'est moi....”; è quello che Matteo Renzi, senza dirlo apertamente, fa intendere. Quante volte nella vita di un partito abbiamo sentito sbraitare all'orecchio: “aria nuova, aria nuova”. L'avvento di Macron a presidente della Francia sprona l'estro imitativo dei giovani rampolli della sinistra. Basta con Gramsci, con Togliatti, con Ingrao, con Macaluso, con Berlinguer. Alcuni anni fa Massimo D'Alema ottenne la fedina del Blair d'Italia; qualche tempo prima esibiva la vanagloria di essere lo Schoeder italiano. Mentre Walter Veltroni, all'insegna del “Chiudi il tuo Marx e apri il tuo Kennedy”, si presentava come il Clinton nostrano. Per essere il trombettiere politico della nuova sinistra c'è sempre stato il bisogno di sintonizzarsi con qualche leader inglese o francese. Con Blair, molto meno con Jospin, penetrato ancora di comunismo vecchia maniera. Come rinnovatori ideologici della stirpe socialdemocratica, gli esperti della “generazione parrucca” sono considerati dalla “nouvelle vague” delle gran patacche. L'avvento di nuovi leader senza arte né parte ha trasformato in rispettabile fallito un leader come Achille Occhetto. Sono stati depennati i compagni della vecchia guardia; il solo a essere ancora riverito è Giorgio Napolitano. Da quando, governando il Polo, Silvio Berlusconi rese omaggio all'acume del senatore partenopeo con una stretta di mano in piena aula gremita di parlamentari. Un atto testimonianza di rispetto e di ammirazione. In breve, trattandosi della fiducia al governo di destra, Napolitano chiese alla sinistra di “lasciar lavorare in pace”, a Palazzo Chigi, Berlusconi. Il fatto che uomini politici come Piero Fassino abbiano spesso citato Napolitano e quella stretta di mano -un po' come quella che sancisce i patti tra sensali- fu interpretato come il primo “a fondo” del nuovo segretario contro D'Alema. Venuto a galla Matteo Renzi, ci si è resi subito conto che il fiorentino cercava ben altre consonanze; l'ha trovata finalmente in Emmanuel Macron, al quale ha fatto subito sapere di vedere in lui un modello con il disimpegno dai partiti, per un impegno più civile e più alto. Deformazioni, sofisticazioni della realtà, tendenziose interpretazioni, la frottola, lo svarione hanno allignato, con sempre maggior successo, nelle vaste ortaglie della stampa. La stampa italiana fa fatica, per timore di ritorsioni, di vedere in parallelo Renzi e il nuovo presidente francese. Oggi questa stampa cerca di catturare i capisaldi del potere effettivo in Italia e ammette, fuori dai denti, che, grazie a Macron, la fazione importante capeggiata nel Pd da Renzi non conoscerà più gravi “grippaggi”.

Maurizio Liverani

 
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