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FATEMELO DIRE di Maurizio Liverani



LA FINZIONE

Sono trascorsi trentanove anni dal rapimento, da parte delle Br, di Aldo Moro. La stampa ha ricordato che il cadavere dell'illustre democristiano fu trovato nel portabagagli di un'auto in via Fani, una via poco lontana dalle Botteghe Oscure, sede del Pci, e da piazza del Gesù, sede della Dc. Ho ricordato, in una nota per Distampa, come la televisione abbia mostrato, tempo fa, Francesco Cossiga che sorvegliava il punto della via dove avrebbe parcheggiato l'auto con il corpo di Moro. Ho anche evocato il famoso pendolino che Romano Prodi usò, dirottando, forse inconsciamente, le indagini a Gradoli sul lago di Bolsena. Si scoprì, qualche tempo dopo, che lo statista era stato recluso in un appartamento in via Gradoli a Roma. Tutte rivelazioni che confermano i sospetti di illustri opinionisti i quali, dietro le Brigate rosse, videro Yalta, vale a dire, gli interessi internazionali convergenti dei due super-Grandi che “vogliono – scrive Sciascia - che nulla cambi in Italia”. In un'intervista rilasciata all'”Express” nel giugno del '78, Leonardo Sciascia confermava questa tesi, sostenendo che Stati Uniti e Unione sovietica volevano impedire il piano di Moro, cioè il compromesso storico che, precisò lo scrittore, “associa due tradizioni non liberali la cattolica e la comunista. Io detesto l'una e l'altra e la somma delle due”. Sciascia intuì subito che la fine di Moro fu decretata dalle due super-potenze in accordo con i nostri governanti, ammettendo che “se i comunisti sono rigettati all'opposizione (evitando il compromesso storico, ndr) questo determinerà un clima pericoloso per le libertà. E poi -perché no?- può darsi benissimo che si continui a cadere, a cadere, senza mai toccare il fondo”. Ma perché hanno ucciso proprio Moro, chiese l'intervistatore Max Gallo a Sciascia, il quale rispose: “Moro era una personalità complessa. Si comportava, con i comunisti, come Kutuzov con Napoleone. Voleva spalancare ai comunisti grandi spazi perché questi vi si perdessero. Era anche il più debole dei democristiani, il più puro, il più cristiano”. Lo scrittore siciliano comprese subito che il massacro dei cinque poliziotti, il rapimento e l'assassinio dello statista furono concertati. Ed è inutile ora porsi l'interrogativo. Fingere che non si conoscano ancora i mandanti dimostra come gli italiani, anche davanti a fatti evidenti, continuino a essere presi in giro. Da allora nulla è veramente cambiato.

Maurizio Liverani

 
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