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LA SCENA DIMENTICATA

La situazione del nostro spettacolo (teatro cinema e video) è così sintetizzata: spettacoli accascianti per tenere alto il livello delle stroncature e consentire all'editoria “moralistica” di essere rigogliosa di anatemi. Il tono della critica televisiva non rigurgita delle stesse tossine che troviamo in quella teatrale e cinematografica. La strage di aggettivi “buonisti” non ha ancora intaccato la critica cinematografica. Fuori dalle mura domestiche, lontani dal video, vediamo film stupidi e film presuntuosi, raramente divertenti. Non certo con un divertimento “ascensionale”; ma soltanto uno svago gastronomico, digestivo senza essere nutriente. E' difficile trovare nella nostra attuale produzione idee e impressioni nuove. A tutti i film italiani, in questo periodo, manca l'alta marea dell'intelligenza. In anni lontani sembrava che gli scrittori di cinema, soltanto loro, possedessero lumi speciali per illuminare la realtà o divertire. Oggi ci si accorge e ci si stupisce che sia stato accordato tanto credito a questi scrittori all'ingrosso. Il mestiere di sceneggiatore è diventato facile. L'insistenza sul sesso non è più l'espressione di un sano e vitale libertinaggio; l'eros, nei film italiani, nasce invece da qualcosa di meschino. Le dive più brave sono lasciate nel dimenticatoio, quasi infondessero nello spettatore un senso di nausea; sono considerate inadatte per film scacciapensieri. Il cineasta italiano non frequenta i teatri e quindi dimentica le interpreti della scena. Il pubblico ammira le vamp del video ma le ritiene incapaci di resuscitare i bei fantasmi del tempo lontano quando attrici come Anna Magnani, Giulietta Masina, Lea Massari, Silvana Mangano, Athina Cenci, Sofia Loren costituivano, sullo schermo, la base di ogni durevole opera interpretativa. Gli attori giovani scelti per il cinema cercano la via del teatro; hanno capito che bravi attori si diventa, non si nasce, tranne rare eccezioni. Per una ricerca e per la conquista di un particolare modo espressivo non c'è che la recitazione teatrale. Raramente un attore è un “enfant prodige” e ancor più di rado nasce un Salvo Randone. E' un segno positivo che giovani non si lascino travolgere dall'aspetto. Per fortuna, oggi le nuove leve cercano in teatrini improvvisati nuove strade; le strade che portano allo studio e alla recitazione teatrale. Lo Stato protegge la nostra industria teatrale ma è lento pagatore. Lo rivela l’annunciata chiusura dell'Eliseo (foto), decretata (ma speriamo scongiurata) da Luca Barbareschi, costretto a paventare la serrata “a causa dell'inerzia delle istituzioni e delle promesse eluse”.

Maurizio Liverani

 
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